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La missione della chiesa nel mondo di oggi e il contributo particolare dei laici al suo interno


A cura dell’Istituto DE PACE FIDEI

Serie di otto articoli pubblicati in: Il Segno (estate 2013)

Parte I: la missione della chiesa
Parte II: la missione particolare dei laici nella chiesa
Parte III: la missione dei laici nel matrimonio e nella famiglia
Parte IV: La missione dei laici nella cultura
Parte V: La missione dei laici nell’economia

Parte VI: La missione dei laici nella politica
Parte VII: La missione dei laici nella salvaguardia del creato
Parte VIII: La missione di pace dei laici


Parte I: la missione della chiesa

Quale può e deve essere la missione della chiesa nel mondo di oggi e qual è il contributo particolare dei laici al suo interno? A questa domanda è dedicata la serie di articoli del “DE PACE FIDEI, Istituto ecumenico ed interreligioso per la Giustizia, la Pace e la Salvaguardia del Creato”.
Vale la pena iniziare con una domanda ampia: qual è la missione affidata alla chiesa? Il Concilio Vaticano II ha dato una risposta che si fa riassumere in un’immagine: come la luna non splende di luce propria ma dona al mondo la luce che riceve dal sole, così anche la chiesa riconosce, che “Cristo è la luce delle genti” e che la sua luce deve risplendere nel mondo tramite la chiesa. (LG 1) In tutto ciò che essa è e in tutto ciò che essa fa, la chiesa trae la sua forza da Cristo vivente in lei tramite lo Spirito Santo. Da lui tutto nella chiesa riceve forma e contenuto: in tutti i suoi membri Cristo deve prendere forma e rendersi operante. (LG 7) Proprio perché Cristo tramite essa si rende visibile ed operante nel mondo, la chiesa si può descrivere come “il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano”. (LG 1)
In altre parole la chiesa ha il mandato di mettere gli uomini in comunione e dialogo con Dio. Ma questa sua missione primaria e fondamentale sarebbe assolutamente vuota e priva di significato, se non fosse dal suo interno indirizzata ad accrescere la comunione e la carità fra gli esseri umani. “Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore” (1Gv 4,8). Una cosa non si può dare senza l’altra: dove la chiesa ha la missione di condurre gli uomini a Dio, essa deve al contempo formare il mondo secondo l’immagine di Cristo. Non a caso il Concilio sottolinea che “l'opera della redenzione di Cristo ha per natura sua come fine la salvezza degli uomini, però abbraccia pure il rinnovamento di tutto l'ordine temporale.” (AA 5) La chiesa deve quindi portare il messaggio e la grazia di Cristo agli uomini, animando e perfezionando al contempo dal suo interno la comunità umana, nella quale essa si trova inserita.
Due concetti della “Lumen Gentium”, la costituzione dogmatica sulla chiesa del Concilio Vaticano II, si fanno portatori di questo messaggio fondamentale. Il primo di essi parla della chiesa come mistero: essa è segno visibile del Dio invisibile, tramite il quale egli stessi opera nel mondo facendosi prossimo agli uomini, in particolare ai poveri e agli emarginati (LG 8). Questa presenza misteriosa di Dio in mezzo in mezzo ad una comunità umana visibile si incentra sui sacramenti. Particolarmente nel battesimo e nell’eucaristia Dio ci accoglie e ci rende partecipe al mistero della sua incarnazione. Per questo la chiesa deve intraprendere la stessa strada di Cristo e testimoniare la vicinanza di Dio nel servizio ai poveri ed agli sofferenti.
Il secondo concetto invece parla della chiesa come popolo pellegrinante di Dio. Egli “volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo”. (LG 9) La salvezza del singolo non si può mai dare a prescindere dalla comunione con gli altri esseri umani, una comunione senza confini di lingua e nazione. Il popolo di Dio è chiamato a crescere, ad essere per il mondo segno di salvezza e sacramento di comunione. La chiesa per questo non può volgersi soltanto al suo interno, esaurendo tutta la sua attività nei riti e nelle celebrazioni. Essa deve intraprendere il suo pellegrinaggio verso la terra promessa della salvezza come cammino verso l’umanità intera, operando per la giustizia e la pace e collaborando al compimento della creazione intera in Cristo.
Questa è la missione della chiesa: Servire Dio servendo gli uomini e servire gli uomini servendo Dio.


Parte II: la missione particolare dei laici nella chiesa

Quale può e deve essere la missione della chiesa nel mondo di oggi e qual è il contributo particolare dei laici al suo interno? A questa domanda è dedicata la serie di articoli del “DE PACE FIDEI, Istituto ecumenico ed interreligioso per la Giustizia, la Pace e la Salvaguardia del Creato”.
Nel primo articolo di questa serie ho sottolineato il fatto che la chiesa ha una duplice missione: servire Dio servendo gli uomini e servire gli uomini servendo Dio. Dove venisse a mancare uno di questi due aspetti fondamentali, la chiesa perderebbe la sua ragione d’esistere.
Le comunità della nostra diocesi stanno vivendo una grande fase di ristrutturazione. La crescente mancanza di sacerdoti fa sì, che molti compiti loro propri devono essere svolti da laici. Senza questo servizio, previsto dalla dottrina e dal diritto, molte comunità non potrebbero sopravvivere. Questo fenomeno però ci pone di fronte ad una domanda non secondaria: a differenza del clero, qual è il ruolo dei laici all’interno della chiesa? Quando i laici nelle comunità si caricano di responsabilità nell’ambito della liturgia, dell’annuncio e del governo, questa distinzione a volte rischia di perdersi, a sfavore della missione propria dei laici.
Il Concilio Vaticano II in questo senso ha sottolineato il fatto che la missione propria dei diaconi, sacerdoti e vescovi è di “insegnare, reggere e santificare” (AA 2), mentre “per loro vocazione è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio.” (LG 31)
Cosa vuole dirci il concilio: mentre il compito principale del clero consiste nel servire Dio, il compito principale dei laici è il servizio agli uomini. La missione dei laici nella chiesa non è minore a quella del clero, si tratta invece della responsabilità propria per uno dei due aspetti centrali della missione della chiesa. Sacerdozio comune e ministero ordinato, recita il concilio, non si distinguono di grado ma per il mandato proprio che ciascuno esercita all’interno dell’unica missione della chiesa (LG 10). La missione dei laici quindi non è da intendersi come delega sussidiaria di quella del clero, ma come diritto ed obbligo proprio che deriva dal battesimo.
Questo diritto e questo obbligo consistono nel prefigurare e promuovere nel proprio ambito di vita il compimento della creazione in Cristo. Il decreto conciliare sulle missioni si esprime in parole chiare: nei laici “deve realmente apparire l'uomo nuovo, che è stato creato secondo Dio in giustizia e santità della verità.” (AG 21) La nuova creazione iniziata in Cristo deve apparire efficacemente nella vita quotidiana dei battezzati e rendersi visibile per gli altri nel modo in cui essi vivono (cfr. 2Cor 5,17-21).
La portata concreta di questa missione dei laici nella chiesa è esemplificata nel documento più corposo del Concilio, la Costituzione pastorale sulla chiesa nel mondo contemporaneo, “Gaudium et spes”. Il dialogo con il mondo, che la chiesa chiede e pratica in questo documento è compito preminente dei laici (cfr. GS 43). Con ciò i vari ambiti che la costituzione tocca nella sua seconda parte sono da considerarsi gli ambiti particolari della missione dei laici nella chiesa. Si tratta di matrimonio e famiglia, di cultura ed educazione, dell’economia, della politica e dell’impegno per la giustizia e la pace. Dal punto di vista dell’esperienza odierna è da aggiungere la salvaguardia del creato, urgenza allora non ancora presente alle coscienze.
In tutti questi ambiti i laici non operano da soli, ma si ritrovano inseriti in una grande comunità umana composta da persone di varie esperienze culturali e religiose, animate dalla stessa ricerca di un mondo più umano e più vivibile. In questo fatto il Concilio ha intravisto un segno dei tempi (GS 9) ed ha incoraggiato tutti i cristiani, in particolar modo i laici, ad orientare queste aspirazioni al loro compimento in Cristo (GS 10).


Parte III: la missione dei laici nel matrimonio e nella famiglia

Quale può e deve essere la missione della chiesa nel mondo di oggi e qual è il contributo particolare dei laici al suo interno? A questa domanda è dedicata la serie di articoli del “DE PACE FIDEI, Istituto ecumenico ed interreligioso per la Giustizia, la Pace e la Salvaguardia del Creato”.
La chiesa ha una duplice missione: servire Dio servendo gli uomini e servire gli uomini servendo Dio. Il mandato particolare dei laici consiste nel lavoro concreto per un mondo in cui appaia l’uomo nuovo in Cristo.
Il primo luogo in cui si svolge questo mandato è la vita coniugale e familiare. Anche se non tutti i laici sono chiamati al sacramento del matrimonio, di fatto tutti vivono in un modo o nell’altro i legami familiari. Perciò il Concilio Vaticano II sottolinea come la famiglia sia da intendersi quale fondamento e cellula prima della vita sociale ed ecclesiale (LG 11, AA 11, GS 47).
Il mandato particolare dei Laici si realizza soprattutto nella costruzione di legami e relazioni umane. L’amore di Dio non può raggiungere gli uomini se non incarnandosi nell’amore umano, nel quale esso diventa esperienza concreta e tangibile. In questa manifestazione concretamente vissuta dell’amore di Dio consiste il compito dei coniugi e della famiglia cristiana.
Il sacramento del matrimonio rende gli sposi partecipi del mistero dell’amore di Cristo per la sua chiesa, affinché “attraverso il loro amore fedele possano diventare testimoni di quel mistero di amore che il Signore ha rivelato al mondo con la sua morte e la sua risurrezione.” (GS 52) A partire da questo fondamento la famiglia cristiana nel suo insieme ha il compito di rendere “manifesta a tutti la viva presenza del Salvatore nel mondo e la genuina natura della Chiesa, sia con l'amore, la fecondità generosa, l'unità e la fedeltà degli sposi, che con l'amorevole cooperazione di tutti i suoi membri.” (GS 48)
Le riflessioni dei padri conciliari ricordano il trattato di Riccardo di San Vittore (1110-1173) sulla Trinità, per il quale la natura divina consiste nell’amore, nell’amore fra Padre e Figlio, che si apre e si riversa nell’amore condiviso di un terzo, lo Spirito Santo. Per il Vittorino il mistero divino consiste nella sovrabbondanza dell’amore che si apre alla comunione con un terzo, nella “condilectio” che porta l’amore a compimento.
In modo simile il bene dell’amore coniugale, nel quale la sessualità ha un ruolo centrale, consiste in primo luogo nella fedeltà e nella donazione reciproca degli sposi. Questa però arriva a compimento nella generazione e nell’educazione della prole (GS 48). “I coniugi sappiano di essere cooperatori dell'amore di Dio Creatore e quasi suoi interpreti nel compito di trasmettere la vita umana e di educarla; ciò deve essere considerato come missione loro propria.” (GS 50)
Allo stesso modo la famiglia “può essere una scuola di arricchimento umano” (GS 52) soltanto se essa non si chiude su se stessa, ma si apre ad altri, per donare loro dell’amore che muove la famiglia nell’intimo. In questo senso il decreto sull’apostolato dei laici menziona la preghiera e la liturgia, l’ospitalità e l’accoglienza dei forestieri, la promozione della giustizia e delle buone opere, l’adozione di bambini abbandonati, l’impegno per la scuola e l’accompagnamento degli adolescenti, la cura degli anziani e non per ultimo il sostegno reciproco fra coppie e famiglie. (AA 11)
“L’autentico amore coniugale”, recita la Gaudium et spes, “godrà più alta stima e si formerà al riguardo una sana opinione pubblica, se i coniugi cristiani danno testimonianza di fedeltà e di armonia nell'amore come anche di sollecitudine nell'educazione dei figli, e se assumono la loro responsabilità nel necessario rinnovamento culturale, psicologico e sociale a favore del matrimonio e della famiglia. (GS 49)


Parte IV: La missione dei laici nella cultura

Quale può e deve essere la missione della chiesa nel mondo di oggi e qual è il contributo particolare dei laici al suo interno? A questa domanda è dedicata la serie di articoli del “DE PACE FIDEI, Istituto ecumenico ed interreligioso per la Giustizia, la Pace e la Salvaguardia del Creato”.
La chiesa ha una duplice missione: servire Dio servendo gli uomini e servire gli uomini servendo Dio. Il mandato particolare dei laici consiste nel lavoro concreto per un mondo in cui appaia l’uomo nuovo in Cristo.
Ovunque viviamo come esseri umani diamo forma al nostro contesto materiale e sociale. Cerchiamo di dare un senso alla nostra esistenza e di esprimerlo nella nostra vita. In qualsiasi tempo e luogo accumuliamo un tesoro di conoscenze e di abilità, di artefatti e reti sociali. In questo modo gli esseri umani creano nel tempo e nello spazio forme culturali diverse fra loro che crescono e si arricchiscono nello scambio reciproco.
In questo senso Giovanni Paolo II scrive nella sua lettera postsinodale “Christifideles laici” (1988): “Il servizio alla persona e alla società umana si esprime e si attua attraverso la creazione e la trasmissione della cultura” (CL 44). Questo compito impegnativo, continua il papa, è “consegnato alla responsabilità pastorale dell'intera Chiesa e in essa alla responsabilità specifica dei fedeli laici.” Dicendo questo, egli riprende l’insegnamento del Concilio Vaticano II, dove si legge: “L'apostolato dell'ambiente sociale, cioè l'impegno nel permeare di spirito cristiano la mentalità e i costumi, le leggi e le strutture della comunità in cui uno vive, è un compito e un obbligo talmente proprio dei laici, che nessun altro può mai debitamente compierlo al loro posto.”
Questo mandato non è da comprendersi però nel senso di una cultura unitaria cristiana. Il compito della chiesa è la trasmissione della fede e non di una cultura. La fede non è legata ad alcuna cultura, ma deve permeare e plasmare sempre di nuovo la cultura dei credenti per renderla trasparente all’amore di Dio. Non è compito dei cristiani creare una cultura particolare cristiana, ma piuttosto di agire dall’interno dell’ambiente culturale in cui ciascuno di essi si trova inserito per contribuire alla sua crescita e maturazione.
In questo senso Giovanni Paolo II “sollecita i fedeli laici ad essere presenti, all'insegna del coraggio e della creatività intellettuale, nei posti privilegiati della cultura, quali sono il mondo della scuola e dell'università, gli ambienti della ricerca scientifica e tecnica, i luoghi della creazione artistica e della riflessione umanistica. Tale presenza è destinata non solo al riconoscimento e all'eventuale purificazione degli elementi della cultura esistente criticamente vagliati, ma anche alla loro elevazione mediante le originali ricchezze del Vangelo e della fede cristiana.” (CL 44)
Si tratta allora di una purificazione e di un’elevazione della cultura, che s’intende non come conversione della cultura altrui ma come continua trasformazione della cultura propria e del proprio ambiente sociale. Dove però Cristo prende forma visibile in una vita, questa si trasforma e interagisce con la comunità umana che la circonda. Permeando tutto l’essere di una persona la fede si esprime e si rende visibile facendo del credente stesso segno eloquente del risorto nella cultura del proprio tempo. Giovanni Paolo II perciò scriveva: “Una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta”. (AAS 74, 685)


Parte V: La missione dei laici nell’economia

Quale può e deve essere la missione della chiesa nel mondo di oggi e qual è il contributo particolare dei laici al suo interno? A questa domanda è dedicata la serie di articoli del “DE PACE FIDEI, Istituto ecumenico ed interreligioso per la Giustizia, la Pace e la Salvaguardia del Creato”.
La chiesa ha una duplice missione: servire Dio servendo gli uomini e servire gli uomini servendo Dio. Il mandato particolare dei laici consiste nel lavoro concreto per un mondo in cui appaia l’uomo nuovo in Cristo.
Giovanni Paolo II scriveva: “Il servizio alla società da parte dei fedeli laici trova un suo momento essenziale nella questione economico-sociale.” (Christifideles Laici, 43) Il centro di questo impegno è dato dal riconoscimento della dignità del lavoro umano. “Con il lavoro, l'uomo provvede abitualmente al sostentamento proprio e dei suoi familiari, comunica con gli altri, rende un servizio agli uomini suoi fratelli e può praticare una vera carità e collaborare attivamente al completamento della divina creazione.” (GS 67) Con il suo lavoro l’uomo risponde al dono della vita, per potersi donare a sua volta ad altri esseri umani. Questo è il centro di uno sviluppo economico che vuole essere autenticamente umano: “fare spazio al principio di gratuità come espressione di fraternità.” (CIV, 34)
Dove gli esseri umani in vario modo si uniscono in imprese, queste rimangono obbligate alla dignità fondamentale del lavoro. Idealmente allora l’impresa è sussidiaria al lavoro umano creando uno spazio in cui si possano esercitare con più efficacia la fratellanza e la gratuità. Lo scopo dell’impresa allora non può ridursi a massimizzare il profitto della dirigenza o degli azionari. L’interdipendenza sempre più stretta fra le imprese nel contesto dell’economia globalizzata comporta una notevole complessità: le imprese spesso non conoscono le condizioni di lavoro nelle loro imprese appaltatrici e subappaltatrici e trascurano colpevolmente l’obbligo di controllo e supervisione.
Questo obbligo di informazione attiva sulle condizioni di lavoro delle persone con cui si entra in relazione economica non riguarda soltanto le imprese, ma non per ultimo anche i consumatori. Chi acquista un prodotto da il suo assenso ai processi e le condizioni di lavoro di cui esso è il frutto e se ne rende corresponsabile. Come acquirente sono responsabile non solo del mio portafoglio, ma piuttosto anche della comunità umana rappresentata da ogni prodotto. Per quanto sia difficile il reperimento d’informazioni su provenienza e condizioni di produzione di un prodotto: solo tramite l’informazione il mio acquisto può porsi a servizio di uno scambio libero, nel quale gli esseri umani si curano l’uno per l’altro esprimendo la gratuità nella loro vita.
Lo stesso obbligo d’informazione consiste anche nell’ampio campo degli investimenti che mettiamo in atto direttamente o indirettamente tramite banche o assicurazioni. Con questi supportiamo e promuoviamo determinati ambiti economici e ne diventiamo corresponsabili. Il criterio centrale delle decisioni e della ricerca di informazioni non sarà allora la percentuale di rendita, ma la relazione umana che sto per mettere in atto. Gli investimenti “devono contribuire ad assicurare possibilità di lavoro e reddito sufficiente tanto alla popolazione attiva di oggi, quanto a quella futura.” (GS 70)
Questi brevi spunti possono bastare a indicare quanto sia necessaria l’azione concreta dei laici in tutti i campi della vita economica, per promuovere la visione di una vera comunione umana nel mondo globalizzato. “I cristiani che partecipano attivamente allo sviluppo economico-sociale contemporaneo e alla lotta per la giustizia e la carità siano convinti di poter contribuire molto alla prosperità del genere umano e alla pace del mondo. In tali attività, sia che agiscano come singoli, sia come associati, brillino per il loro esempio.” (GS 72)


Parte VI: La missione dei laici nella politica

Quale può e deve essere la missione della chiesa nel mondo di oggi e qual è il contributo particolare dei laici al suo interno? A questa domanda è dedicata la serie di articoli del “DE PACE FIDEI, Istituto ecumenico ed interreligioso per la Giustizia, la Pace e la Salvaguardia del Creato”.
La chiesa ha una duplice missione: servire Dio servendo gli uomini e servire gli uomini servendo Dio. Il mandato particolare dei laici consiste nel lavoro concreto per un mondo in cui appaia l’uomo nuovo in Cristo.
La carità verso il prossimo è la via regale di questo mandato: con essa “i fedeli laici vivono e manifestano la loro partecipazione alla regalità di Gesù Cristo”. (CL 41) Non il dominio qualifica la regalità di Cristo e dei suoi discepoli, ma il servizio, l’esserci l’uno per l’altro (Mc 10,42-45).
L’amore del prossimo quale segno visibile della presenza di Dio nel mondo ha il suo luogo primo e irrinunciabile nell’incontro personale e nell’assunzione di responsabilità per il povero e l’indigente, ma non per ultimo anche nella cura attenta ed amorosa delle relazioni quotidiane.
Se però amare qualcuno vuol dire “volere il suo bene e adoperarsi efficacemente per esso” (CIV 7), allora questo impegno non può prescindere dalle varie strutture sociali e politiche, nelle quali ogni incontro umano è profondamente coinvolto. Se non è accompagnato da una cura per le strutture della giustizia e del bene comune, l’amore del prossimo ha poco senso. L’impegno per il prossimo di chi favorisce o accetta tacitamente strutture politiche ingiuste, infatti, apparirà per lo meno discutibile.
L’azione politica per la giustizia e il bene comune oggi si vede di fronte una serie di problemi gravi. Si tratta di superare una visione parziale e limitata del bene comune. Esso non coincide con il bene di un gruppo o di una nazione, ma con la solidarietà di tutti i popoli; parimenti non si tratta del bene della mia generazione ma di una responsabilità per le generazioni future. Lo sfruttamento spregiudicato dei popoli politicamente ed economicamente deboli e lo sfruttamento a dir poco eccessivo delle risorse naturali rivelano la debolezza del nostro sistema politico. Tanta di questa mancanza di giustizia e solidarietà è riconducibile allo squilibrio fra economia e politica. Aziende multinazionali e attori finanziari globali agiscono di fronte sistemi politici e giuridici territorialmente limitati e in concorrenza fra di loro, esercitando su di essi un vero e proprio ricatto. Per questo motivo Papa Benedetto XVI ha fatto appello alla costruzione di “una vera Autorità politica mondiale“ (CIV 67). L’economia globalizzata ha bisogno di leggi e di giustizia globale, altrimenti essa stessa non raggiunge il suo scopo di creare uno spazio di solidarietà, di giustizia e di fratellanza.
Le crisi politiche ed economiche che oggi percepiamo anche a livello locale sono connesse alla mancante solidarietà fra individui, gruppi sociali, popoli e generazioni. L’impegno politico dei cristiani allora avrà il suo baricentro nella formazione della coscienza morale. “Per instaurare una vita politica veramente umana non c'è niente di meglio che coltivare il senso interiore della giustizia, dell'amore e del servizio al bene comune … ”. (GS 73)
In questo senso la corresponsabilità dei laici nelle strutture politiche e sociali si articolerà su vari livelli. Oltre all’esercizio del diritto di voto, alla partecipazione a organizzazioni politiche e l’assunzione di funzioni amministrative, è importante ricordare l’importanza politica delle associazioni civili e religiose che in vario modo s’impegnano per il bene comune.
Non per ultimo quindi si tratta di ritornare all’esercizio personale della carità. “Paradossalmente tale carità si fa più necessaria quanto più le istituzioni, diventano complesse nell'organizzazione … “. (CL 41) Le strutture politiche riescono a offrire il loro debito servizio all’uomo, se le persone che le compongono sono ricolme dell’amore grato e gratuito che ci è donato in Cristo.


Parte VII: La missione dei laici nella salvaguardia del creato.

Quale può e deve essere la missione della chiesa nel mondo di oggi e qual è il contributo particolare dei laici al suo interno? A questa domanda è dedicata la serie di articoli del “DE PACE FIDEI, Istituto ecumenico ed interreligioso per la Giustizia, la Pace e la Salvaguardia del Creato”.
La chiesa ha una duplice missione: servire Dio servendo gli uomini e servire gli uomini servendo Dio. Il mandato particolare dei laici consiste nel lavoro concreto per un mondo in cui appaia l’uomo nuovo in Cristo.
Il punto di partenza delle riflessioni in questa serie è stato finora il Concilio Vaticano II. Per la prospettiva odierna una delle lacune più marcate di questi testi è il fatto, che il problema ambientale in essi appare per niente o in modo assolutamente marginale. Ciò che cinquant’anni fa era l’onnipresente minaccia atomica, nella consapevolezza odierna è sostituito dai problemi ambientali sempre più evidenti, dalle paure e le preoccupazioni che vi nascono.
I rispettivi dati sono schiaccianti: il consumo globale di risorse supera attualmente di ben 50% le capacità rigenerative biologiche della terra, e le conseguenze in termini di surriscaldamento climatico, di distruzione di ecosistemi e di depredazione di risorse sono evidenti. La causa di questi disastri ambientali è la ricercarsi nel sistema economico vigente. Questo è basato su un concetto di crescita esponenziale, che comporta consumi di risorse ed emissioni in crescita altrettanto esponenziale. Così il solo aumento globale delle emissioni di CO2 di 10%, registrato nell’anno 2010, corrisponde alle emissioni totali registrate nell’anno 1931 – ed i tassi di crescita continuano a puntare ripidamente in alto!
Un tale modello di sviluppo mostra evidenti limiti se applicato a un pianeta limitato dalle risorse limitate. Questo fatto è ampiamente conosciuto e assodato già dalle analisi del “Club of Rome” nell’anno 1972. Il modello economico basato sulla crescita acquista il benessere a costo di distruzioni ambientali, che vanno a carico dei paesi meno sviluppati e delle generazioni future. Le persone che meno hanno contribuito ai disastri ambientali già oggi ne soffrono maggiormente.
L’impegno dei cristiani per la salvaguardia del creato quindi non poggia su un’ammirazione romantica e sentimentale della natura, ma sulla consapevolezza chiara della responsabilità per i poveri e per le generazioni future. In questo senso Benedetto XVI nell’enciclica “Caritas in veritate” ha rilevato “l'urgente necessità morale di una rinnovata solidarietà” (49). Di qui deriva la necessità di un cambiamento non soltanto di comportamenti settoriali, ma di un cambiamento complessivo. Si rendono necessari “nuovi stili di vita” (51) del singolo e della società nel suo insieme.
La fede cristiana può dare impulsi chiari per una vita individuale e sociale, nella quale non domini la crescita materiale ed economica, ma la ricerca della crescita sociale, morale e spirituale. Di fronte ad un’economia e una politica, che pongono in primo piano la crescita del PIL, la sfida odierna consiste nella costruzione di un’”economia della felicità”. Per vivere bene in vera felicità l’essere umano e la comunità umana non hanno bisogno di crescita economica, ma di sicurezza, equità sociale, fraternità vissuta e spazio per lo sviluppo personale. Un “di meno” di beni materiali può coesistere con un “di più” in termini di benessere, qualità di vita e solidarietà.
La soluzione dei problemi ambientali oggi non è questione di singoli interventi tecnici. Né panelli solari né agricoltura biologica possono bastare da soli se non sono accompagnati di pari passo da una riforma radicale del sistema economico. Le statistiche parlano chiaro: beffando l’investimento politico ed economico nelle varie tecnologie sostenibili le emissioni globali di CO2 continuano a crescere rapidamente.
Il cambiamento globale che si rende necessario, è raggiungibile soltanto tramite il cambiamento dello stile di vita del singolo, tramite un cambiamento dei valori e delle attese che determinano le nostre scelte. Il mandato dei laici di agire nel mondo come “lievito” oggi si realizzerà ponendo degli esempi di speranza contagiosi per un’economia personale e sociale nel segno della gratitudine e della responsabilità, della sobrietà e della solidarietà.


Parte VIII: La missione di pace dei laici

Quale può e deve essere la missione della chiesa nel mondo di oggi e qual è il contributo particolare dei laici al suo interno? A questa domanda è dedicata la serie di articoli del “DE PACE FIDEI, Istituto ecumenico ed interreligioso per la Giustizia, la Pace e la Salvaguardia del Creato”.
La chiesa ha una duplice missione: servire Dio servendo gli uomini e servire gli uomini servendo Dio. Il mandato particolare dei laici consiste nel lavoro concreto per un mondo in cui appaia l’uomo nuovo in Cristo.
„Gaudium et spes”, la Costituzione Pastorale del Concilio Vaticano II sulla chiesa nel mondo di oggi, chiude con un capitolo sulla “promozione della pace e la comunità delle nazioni”. Il ricordo vivo delle guerre mondiali, della crisi di Cuba e la corsa agli armamenti nucleari fa di questo capitolo più di ogni altro una rassegna delle “tristezze e le angosce” (GS 1) del mondo negli anni ’60 e formula la speranza in un tempo, nel quale “si potrà interdire del tutto qualsiasi ricorso alla guerra”. (GS 82)
La pace più di ogni altra cosa può valere come centro della speranza e dell’impegno cristiano nel mondo. Cristo stesso, chiamato dalle scritture “Principe della pace” (Is 9,5) e “nostra pace” (Ef 2,14), chiama “beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”. (Mt 5,9) Il saluto del risorto, ma anche la promessa e il mandato alla sua chiesa è che “la pace sia con voi!”(Gv 20,19). Ovunque si trovino i cristiani essi sono chiamati vivere la pace a servire come segno e strumento del “Dio dell’amore e della pace” (2Cor 13,11).
Ma che cosa intendiamo con la parola “pace”? Nella maggioranza delle lingue “pace” dice l’assenza di guerre e dissidi. Positivamente questo implica una vita all’interno di un ordine di giustizia chiaro ed effettivo. Anche la bibbia parla della pace come “opera della giustizia” (Is 32,17). Ma la parola ebraica “shalom”, che sta alla base anche della terminologia neotestamentaria sulla pace, intende ben di più: Essa indica una vita compiuta e riuscita all’interno della comunità umana. Come tale la pace nell’Antico Testamento è intesa come dono di Dio, che è oggetto delle preghiere e attese d’Israele. A ciò corrisponde nel Nuovo Testamento la pace come frutto della risurrezione di Cristo. La rivelazione potente e il compimento definitivo della nuova creazione in Cristo da una parte è ancora attesa, ma dall’altra parte è vissuta come pienamente presente ed operante nel dono dello Spirito Santo (Rom 8,6).
Così intesa effettivamente “la pace non è la semplice assenza della guerra”. Piuttosto essa “è frutto anche dell'amore, il quale va oltre quanto può apportare la semplice giustizia. […] La pace terrena, che nasce dall'amore del prossimo, è essa stessa immagine ed effetto della pace di Cristo che promana dal Padre.” (GS 78)
Il mandato dei laici a permeare e trasformare il mondo come lievito si può allora riassumere nel mandato ad operare la pace. Nella loro vita familiare e matrimoniale, nel loro contributo alla cultura, nell’economia e nella politica e non per ultimo nella gestione responsabile e solidale dei beni del creato a noi affidati, i laici sono chiamati a rendere loro vita un sacramento, un segno efficace della pace di Cristo. Si tratta di un grande incarico, ma anche di una grande liberazione. Non sarò ne dovrò essere io colui che porta la pace al mondo, né sono responsabile per tutto ciò che accade in esso. Ma posso fare della mia vita un segno ed un inizio del rinnovamento operato dallo Spirito di Dio nel mondo. Posso confidare che questo servizio nel segno di Cristo sarà una sfida ed un invito, che la mia vita e la vita di molti ne sarà arricchita e liberata.

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